Nei pressi di Casperia, a Paranzano, si trova la Chiesa della Madonna della Neve, detta anche Madonna delle Grazie a seguito di un fatto miracoloso avvenuto nel 1647.

Infatti, quello scorcio di XVII secolo fu reso drammatico da una diffusa epidemia di peste che però risparmiò Casperia dopo che una fanciulla ebbe la visione della Vergine che le assicurò che il paese sarebbe stata risparmiato, come effettivamente avvenne.

La Madonna della Neve


Il titolo di “Madonna della Neve” invece ricorda un miracolo avvenuto a Roma nel IV secolo d.C. dove,
nella notte tra il 4 ed il 5 agosto del 352, una nevicata assolutamente fuori dall’ordinario indicò il luogo, sul colle Esquilino, dove sarebbe dovuta sorgere una chiesa dedicata alla Vergine, effettivamente poi edificata e che oggi spicca tra le chiese della Città Eterna con nome di Santa Maria Maggiore[1].

La scelta di questo titolo potrebbe però in qualche misura anche essere stata “influenzata” dalla presenza di un’attività economica non rara in Sabina (per esempio si riscontra anche nella Sabina Romana, nell’area di MonteFlavio) ovvero quella del commercio della neve che, opportunamente raccolta e pressata in apposite “buche” in montagna, diveniva ghiaccio che veniva poi portato a mezzo di carri a Roma e lì venduto in primo luogo per la conservazione dei cibi.

Un po’ di archeologia

Ovviamente, la Madonna della Neve non è così antica da essere di interesse degli archeologi ma l’area in cui è stata costruita sicuramente si e vale la pena di parlarne un attimo.

Abbiamo elementi piuttosto attendibili per dire che la chiesa di Paranzano è stata edificata tra il XIII ed il XIV secolo: infatti non è menzionata tra le chiese esistenti a Casperia nel “Registrum Iuridisdictionis Episcopatus Sabinensis” del 1343 ma, viceversa, un cartiglio ai piedi dell’affresco della Madonna nell’abside dice chiaramente “AD MDLXXX Restaurata”: dunque, nel 1580 la chiesa era già stata sottoposta ad un primo intervento di restauro mentre un successivo restauro data 1652.

L’archeologia entra invece in campo perché l’edificio sacro sorge all’interno del perimetro di quella che doveva essere un’ampia villa romana, ben nota agli archeologi, tant’è che accanto alla chiesa spiccano i resti di un muro e di un acquedotto. Inoltre “nel 1878 fu rinvenuto un bellissimo ninfeo con due statue di stile greco ed accanto una piccola stanza con un pavimento a mosaico. Si ritrovò anche una testa dell’imperatore Claudio ed un torso, forse dello stesso imperatore”[2]. Le statue sono ora presso il Museo d’Arte e Storia di Ginevra ed il Carlsberg Museum di Copenaghen. Del resto, lo stesso toponimo Paranzano si vuole derivi dal fatto che proprietario di questa villa fosse Pallante, liberto di Antonia, madre dell’imperatore Claudio e quindi da Pallantianum deriverebbe Paranzano[3].

La Chiesa ed i suoi affreschi

L’ingresso dell’edificio è situato sul lato destro, essendo il fronte della chiesa occluso dalla collinetta su cui la stessa poggia. La Madonna della Neve è strutturata a navata unica ed è ornata nell’area del presbiterio da un’ampia raffigurazione cinquecentesca mentre nella parete di sinistra un grande affresco rappresenta Sant’Antonio Abate e riporta una datazione al 1666.

Nel presbiterio sono rappresentati, da sinistra a destra, San Sebastiano, Santa Lucia, Sant’Antonio da Padova, San Rocco, Sant’Agata e Sant’Ignazio di Antiochia nei suoi paramenti di vescovo; nella nicchia centrale la Madonna col Bambino tra San Domenico e Santa Caterina d’Alessandria sormontata da una ampia lunetta con Dio Padre tra un tripudio di angeli musicanti. Per quanto riguarda questi ultimi, alla destra del Signore un angelo suona un liuto mentre un altro è intento a leggere, forse uno spartito. Alla sinistra, un angelo suona un flauto ed un altro un violino. Chissà se l’autore di questo affresco abbia tenuto presente durante la sua realizzazione la più ampia rappresentazione di angeli musicanti che fa da corono all’incoronazione della Vergine nella Chiesa di San Paolo a Poggio Mirteto.

Gli affreschi della chiesa hanno ricevuto proprio recentemente preziosi interventi di restauro: in una prima fase, tra ottobre e dicembre 2009, questi hanno interessato la raffigurazione di S. Antonio Abate e la lunetta con un tripudio di angeli e Dio Padre. Nel luglio 2010, è stata invece la volta degli affreschi del presbiterio.

I testi scritti

Per i “cultori della materia” ed anche per avere ulteriori elementi per ricostruire la situazione della chiesa nel corso dei secoli, la Madonna della Neve viene citata – allo stato attuale delle nostre conoscenze -  una prima volta nel 1703 da Gian Bartolomeo Piazza nella sua opera “Della Gerarchia Cardinalizia” quando descrive la Diocesi Suburbicaria di Sabina: “S. Maria delle Grazie, chiesa distante per un miglio dalla Terra, di antica e continua devozione nel popolo, che con le limosine copiose l’ha rinnovata (1652) ed è di ragione ed annessa alla chiesa arcipresbiteriale”. Circa ottanta anni dopo, il Cardinale Andrea Corsini, Vescovo di Sabina tra il 1776 ed il 1795, scrive nel resoconto della sua visita pastorale: “Nel vico che dal volgo si chiamò Paranzano, nel quale, come raccontano, fu costruita l’antica Casperia, nella contrada che porta a Cantalupo, distante dieci stadi, fu eretta la chiesa. Il tempio è abbastanza ampio ma ha l’apertura principale lateralmente essendo impedito l’accesso sul fronte da terreno sovrastante cui è addossata. Vi sono due altari, il maggiore dei quali è sito sotto un grande arco ed è decorato da icone di santi dipinte sulle pareti. L’altro altare è posto sulla destra ed è consacrato a Dio in onore di S. Antonio Abate”.







(Pubblicato da : Fabrizio Sciarretta, December 7, 2012 in: Le Chiese nel sito http://www.salutepiu.info/la-chiesa-della-madonna-della-neve-casperia/).

[1] Autore: Antonio Borrelli – www.santiebeati.it “Il titolo di Madonna della Neve … affonda le sue origini nei primi secoli della Chiesa ed è strettamente legato al sorgere della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma. Nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio (352-366), un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni, insieme alla sua altrettanto ricca e nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i loro beni alla Santa Vergine, per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. La Madonna gradì il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte fra il 4 e il 5 agosto 352, tempo di gran caldo a Roma, indicando con un miracolo il luogo dove doveva sorgere la chiesa. Infatti la mattina dopo, i coniugi romani si recarono da papa Liberio a raccontare il sogno fatto da entrambi, anche il papa aveva fatto lo stesso sogno e quindi si recò sul luogo indicato, il colle Esquilino e lo trovò coperto di neve, in piena estate romana. Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa, seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire il tempio a spese dei nobili coniugi. Questa la tradizione, anche se essa non è comprovata da nessun documento; la chiesa fu detta ‘Liberiana’ dal nome del pontefice, ma dal popolo fu chiamata anche “ad Nives”, della Neve. L’antica chiesa fu poi abbattuta al tempo di Sisto III (432-440) il quale in ricordo del Concilio di Efeso (431) dove si era solennemente decretata la Maternità Divina di Maria, volle edificare a Roma una basilica più grande in onore della Vergine, utilizzando anche il materiale di recupero della precedente chiesa. In quel periodo a Roma nessuna chiesa o basilica raggiungeva la sontuosità del nuovo tempio, né l’imponenza e maestosità; qualche decennio dopo, le fu dato il titolo di Basilica di S. Maria Maggiore, per indicare la sua preminenza su tutte le chiese dedicate alla Madonna…. Dal 1568 la denominazione ufficiale della festa liturgica della Madonna della Neve, è stata modificata nel termine “Dedicazione di Santa Maria Maggiore” con celebrazione rimasta al 5 agosto; il miracolo della neve in agosto non è più citato in quanto leggendario e non comprovato. Ma il culto per la Madonna della Neve, andò comunque sempre più affermandosi, tanto è vero che tra i secoli XV e XVIII ci fu la massima diffusione delle chiese dedicate alla Madonna della Neve, con l’instaurarsi di tante celebrazioni locali, che ancora oggi coinvolgono interi paesi e quartieri di città …… Il culto come si è detto, ebbe grande diffusione e ancora oggi in Italia si contano ben 152 fra chiese, santuari, basiliche minori, cappelle, parrocchie, confraternite, intitolate alla Madonna della Neve.”

[2] in “Atti della Pontificia Accademia di Archeologia – Rendiconti”, Volumi 33-34 pag. 133.

[3] Rileva Christer Bruun nel libro “Interpretare i bolli laterizi di Roma e della Valle del Tevere: produzione, storia economica e topografia” (pag. 153) come “Nel 1871-1872, in occasione dello scavo nell’area di una grande villa romana in località Paranzano nel Comune di Aspra Sabina (oggi Casperia), sono venuti alla luce numerosi bolli con orbicolo medio menzionanti le Figlinae Pallantianaé situate in praedia di proprietà imperiale”. Con il termine “Figlinae” si identificano le fabbriche di mattoni: in questo caso si tratterebbe di fabbriche di proprietà di Pallante situate su terreni di proprietà imperiale.

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